Giorno 18: il numero 23?

The Artist | Beer

Da qualche tempo il numero 23 sta letteralmente tampinando Frank Julian. Le prime trecento volte che le noti non sarebbero che banali coincidenze, ma alla trecentouno cominci a farti due domande: credetemi, anche io avevo preso sotto gamba la cosa ma questo numero 23 lo sta letteralmente perseguitando e in determinate situazioni.

Ora, non le svelo perché sono anche di carattere strettamente personale, ma sappiate che il numero 23 ha un significato molto importante nella mia vita, essendo la data di nascita di mio padre che è mancato qualche anno fa. Vi riassumo la cosa: usciamo entrambi da un periodo non felice delle nostre esistenze, ci incontriamo, iniziamo progetti importanti insieme e da quel momento il numero 23 comincia ad apparire ovunque.

Approfondisco un attimo: se andate a leggere la mia bio, saprete che le ultime parole che mi ha detto mio padre sono state “non abbandonare la musica perché ti salverà il culo” (mi perdonerete se non censuro, ma la situazione lo consente). Ora, questo numero 23 si inserisce proprio in questo contesto, della musica. Ora, queste parole paterne descrivono esattamente ciò che sta accadendo. Ora, ciò che sta accadendo si lega a Frank Julian: “Frank, occhio, comportati bene! Mio padre è incazzuso” come dici tu!

Per non tramutare un argomento serio come la perdita di un proprio caro in una barzelletta e non diventare troppo drammatici,  mantenendo una certa distanza scettica dalla cosa, però… però una domanda mi sorge spontanea: cosa sta succedendo?

Ammettiamo di credere che una parte di noi, una sorta di energia rimanga nelle persone che ci amano (non si smette di amare una persona perché se ne va), voglio dire, perché no? Siamo energia. Adesso non sto dando credito alle baggianate che popolano internet sulle frequenze di non so cosa, liberi di crederci ma io non ci credo. Io sto parlando di ciò che assimiliamo dalle altre persone tramite comportamenti, parole, impressioni e conclusioni logiche: queste esistono e hanno un impatto sufficiente per formare la nostra mente e la nostra anima, da qui il mio concetto di energia.

Però c’è qualcosa che l’uomo moderno ha dimenticato e io non me lo ricordo naturalmente. Io so che un posto è legato a un’atmosfera e io so che la percepiamo. E allora perché non possiamo essere capaci inconsciamente di percepire l’energia rimasta dei nostri cari? Chiamiamoli fantasmi, chiamiamoli residui di forme di pensiero, chiamiamoli in base a ciò che ci fa stare a nostro agio.

Vi tralascio il rapporto con queste cose che la mia famiglia da parte di madre ha, perché voglio rimanere sul razionale. Solo che di razionale c’è poco quando sei in cucina in un forte momento di sconforto e ogni volta, dico ogni volta, alla radio mandano una determinata canzone. Canzone legata a mio padre naturalmente.

Allora ti chiedi: “Mi serve questo per farmi coraggio? Se è sì, va bene.”

Mia nonna mi diceva sempre: “Giovanna, guarda che non devi avere paura di queste cose.”

Voleva dire: non avere paura di ascoltare voci e lingue diverse dalla tua, impara ad ascoltare senza pregiudizi.

Da parte di una che ha affrontato due Guerre Mondiali, la Rivoluzione Russa, la fame vera e che ha attraversato mezzo globo: beh, ci credo.

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