Qvintessence: Qvintessence?

Artista: QVINTESSENCE
Album: QVINTESSENCE
Genere: Hard rock / grunge
Grado di rischio: metafisico.

Qvintessence

Quella che oggi chiamano “to do list” è come i Qvintessence: o è amore o è odio, esattamente come ogni cosa che funziona a meraviglia.

Partiamo dalla prima, che mi perseguita quotidianamente; io la chiamo “lista delle mie rotture”, questo perché quel poco di tempo libero che mi rimane, lo improvviso. Purtroppo certi tipi di doveri, devo un po’ classificarli come i Qvintessence qualificano i propri fantasmi, ovvero “ratti infestanti”.

In “Ghost” sono situazioni insolute, insolute esattamente come i miei doveri. Ora, fermo restando che nel brano della band tutto ciò causa disagio, nel mio caso traspare anche una sottile soddisfazione. Lo so, sono una brutta persona.

Stupidaggini della sottoscritta a parte, invece, vorrei soffermarmi su un punto di vista molto interessante e profondo raccontato brillantemente nel brano “Focus on the crash”: il senso di colpa. In questa canzone il concetto è inserito nella fine di una relazione, in cui chi lascia è in un limbo di sofferenza causata proprio dalla consapevolezza di ferire un’anima alla quale si è comunque legati da un periodo condiviso.

Non è un punto di vista scontato, che a me ha colpito davvero molto; tralasciamo il fatto che di solito ci si sfoga del contrario, ma davvero mi chiedo: quanti ancora si soffermano a chiedersi “cosa ne sarà di lei/lui?”.

In un mondo che sprizza e spruzza egoismo come fosse Chanel nr 05, una considerazione del genere mi fa riflettere anche su quanto i sensi di colpa possano, al contrario, paralizzare. Allora, da un lato sono da far sloggiare come i ratti fantasma, dall’altro sono utili anche per non andare sulle altre persone come fossimo macchine asfaltatrici.

Perché non c’è nulla da fare: le band che sanno di buono, hanno insito in loro il sacro rispetto delle persone.

Qvintessence | Qvintessence

Partiamo da un punto, del tipo, sei un musicista mediocre ma sono gli altri che non capiscono. Ecco, quanti di noi (mi ci metto pure io) cadono in questo tranello? Quanti non realizzano a quale agonia sottoponi l’ascoltatore con le tue nenie?

Non i Qvintessence, semmai con questa band potrebbe essere tratto in inganno l’ascoltatore mediamente esperto. Vero che le loro ispirazioni sono chiarissime e si respirano a pieni polmoni, vero è che nel loro carattere musicale si respira piena consapevolezza e maestria nell’uso delle fonti d’ispirazione. Insomma, niente è fatto a caso: l’istinto è perfettamente inserito in un percorso ben studiato e affrontato con una sana umiltà, lasciatemelo dire anche se è un termine che odio per l’abuso che se ne fa.

Parti convinto di ascoltare del bel sano e tradizionale rock, poi allunghi meglio l’orecchio e cominci a stupirti della quantità di contaminazione e della qualità del viaggio attraverso il loro album omonimo (tra l’altro copertina bellissima).

Questo buon senso e amore per la musica che hanno i Qvintessence, fa sì che si possano permettere di esprimere opinioni senza remore o timore di risultare presuntuosi per il semplice fatto che sono dettate dall’esperienza.

Si vede anche quanto sono settati per la capacità di riassumere in poche parole il concetto di una canzone: quanto glielo invidio, voi non potete capire!

Insomma, in attesa di goderceli live (perché ce li godremo), potete ricorrere allo streaming ma anche al gustoso acquisto di vinili e naturalmente nell’intervista qui sotto. Perché dico questo? Perché i Qvintessence sono bravi in studio ma musicisti che amano condividere e trasmettere emozioni pelle a pelle e vi garantisco che saper gestire così il “vecchio” e il “nuovo” non è da tutti.

Comunque li amo e odio la mia “lista delle rotture”: qualcuno la vuole in regalo?

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