Giorno 27: Mi alzo dal letto e svuoto il frigo?

BIAS ha una peculiarità, ovvero descrivere attraverso situazioni specifiche e circostanziate situazioni che ognuno applica alla propria esperienza; riesce sempre a creare quello scambio che di solito avviene in quei momenti confidenziali in cui incontri la parte migliore degli esseri umani, l’umanità con cui ti dicono “sì, capita anche a me”

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Giorno 25: Oggi cappellacci?

Dunque, come tutti i miei esperimenti culinari, si rivelerà un’avventura riuscire a preparare questo piatto al mio compagno di follia Frank Julian, perché al suo: “cosa sono i cappellacci?” non potevo che rispondere con la pratica.

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Giorno 24: I want to believe?

Make it burn suona Albert Taste, ovvero “fallo bruciare”. Chi?… ah no, volevo dire, cosa? Il coraggio, qualità che ammiro più di ogni altra caratteristica nelle persone. Tutti i miei più cari amici sono coraggiosi. Sbagliano, sono assurdi, testardi, cocciuti, anche un po’ stronzi se proprio vogliamo (come lo sono io), ma è come il piccante nel piatto: pensi di stare per morire ma in realtà fa bene al cuore.

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Giorno 22: All In My Head?

Personalmente ho una sorta di sesto senso su chi mi scrive e, anche questa volta, ne ho conferma: Mitumme! Mitumme che mi manda un beat. Un beat che diventa melodia e testo.

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Giorno 13: Come to my life?

Non m’interessa se il brano è di mio gusto o meno, quando ti affidano la copertina per un singolo, la questione è sempre quella: deve notarsi tra i millemila png dei digital stores. È la cosidetta “prima impressione”.
Come si fa a non emozionarsi?

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Giorno 10: Isolamento?

Ultimamente sono in quella fase in cui anche se mi arriva un semplice messaggio, ho quasi timore di aprirlo. Ho paura della gente. O meglio, ho paura di ciò che comporta avere a che fare con la gente. Non mi spaventa la cattiveria, le critiche, i giudizi ma la rottura delle sfere di cristallo… enormemente!

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Petralia: Eyes on me?

Allora, dicevamo, due punti: Raffaele Petralia, conduce lo stile di vita che vorrei condurre io; vive in un posto meraviglioso (non ve lo dico perché, se ci vado a vivere, voglio il deserto), con un mare magico, con cibo buonissimo, con la notte per fare musica, con un suo studio… mi chiedo cosa ancora sto a larvare nella bassha (con l’h) padana, in mezzo a nebbia e tristezza alcolica.

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Norman: E se ti chiamo?

Bravo Norman, perché le persone che mi conoscono bene, lo sanno quanto io ami trastullarmi nella mia aciditah (con l’h), ma le mie orecchie hanno sentito la combo giusta nei tuoi brani: una struttura logica, suoni ben fatti, melodie a cui aggrapparsi! E anche un pensiero!

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