Qvintessence: Qvintessence?

Partiamo da un punto, del tipo, sei un musicista mediocre ma sono gli altri che non capiscono. Ecco, quanti di noi (mi ci metto pure io) cadono in questo tranello? Quanti non realizzano a quale agonia sottoponi l’ascoltatore con le tue nenie? Non i Qvintessence, semmai con questa band potrebbe essere tratto in inganno l’ascoltatore mediamente esperto.

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BIAS: Love will tear us apart?

Ma, dopo una guerra, se un civile vede una ricostruzione, un soldato deve superare i suoi traumi.La convenzione dice che se ti liberi di un problema devi essere felice e la storia dimostra che se una guerra finisce allora possiamo proseguire serenamente verso il prossimo errore.

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Albert Taste: Summer Vibes?

Albert Taste si occupa di musica elettronica come un vero e proprio pittore dei suoni: crea colori, atmosfere, situazioni, racconta. Usa pochissimo le voci, è come se facesse musica non per colmare il silenzio o zittire il frastuono, fa musica per farsi ascoltare. Riesce.

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Sugan: Straight To Be A Man?

Quando Sugan si è imbucato nella nostra cassetta postale non credo si riferisse all’era digitale che tutto schifo non è; certo che, in un qualche modo, il suo nuovo singolo Straight to be a man lo ha descritto chiaramente: la discriminazione è l’equilibrio sociale.

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Frank Julian: G1RL5?

In G1RL5, secondo me, non ci sentite tanto le personalità delle ragazze di cui racconta, anche se lui ne è fermamente convinto, ma ci sentite l’entusiasmo e la fregola di questa anima tormentata che sguiscia tra uno strumento e l’altro e tra un fraseggio e l’altro.

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RUSH: Moving Pictures?

Ecco che, badate, sempre secondo me, i RUSH si mantengono sul “fare ciò che ci si sente”. Ecco che nasce una discografia che non passerà mai nel dimenticatoio, per un semplice motivo: la componente umana.

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Leo Caleo: Asteroidi?

Riuscire a sgorgare i miei dotti lacrimali non è semplice, ma quando un pezzo… anzi, Leo Caleo, riesce nell’impresa di farti percepire un’effettiva sensazione di libertà, mi commuovo. Sì, perché la libertà mi commuove quasi quanto Dumbo.

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Norman: E se ti chiamo?

Bravo Norman, perché le persone che mi conoscono bene, lo sanno quanto io ami trastullarmi nella mia aciditah (con l’h), ma le mie orecchie hanno sentito la combo giusta nei tuoi brani: una struttura logica, suoni ben fatti, melodie a cui aggrapparsi! E anche un pensiero!

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J.C.: Fuori di me?

Però, vi avviso, la provocazione vi deve piacere, un po’ come quando ti servono la carbonara: la bestemmia non è il tofu al posto della ciccia. La bestemmia è l’uovo a frittata! Le uova le compro dal contadino, che ha le galline che scorrazzano facendogli il dito medio, quindi tutto sotto controllo.
Scusami J.C., recensione proprio scarsa, è che “Sono fuori di me”… dai, bannami!

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Giorno 5: domande?

Non che le risposte siano da meno, intendiamoci. Anche le risposte possono essere un fiume di parole alla Jalisse oppure un grugnito… dipende anche dall’orario, forse. La mattina, la risposta unica, la risposta a tutti gli interrogativi, potrebbe anche essere il silenzio. Chi non ama il silenzio? Alla mattina? Prima, durante e dopo il caffè?

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